Il
progetto disegnato da Sergio Calatroni per un nuovo centro dedicato all’arte
contemporanea e alle culture
dei migliori esempi di oggetti provenienti da tutto il mondo nel cuore
del quartiere più antico e palpitante
della città più emblematica e affascinante del Magrib.
Marrakech è una città simbolo di ricordi d’avventure
e viaggi esotici densi di profumi di zagare e vortici di sabbia
arroventata mossa dal vento caldo che arriva dal Sahara, “ Il vuoto”,
che brucia la steppa del Magrib, oltre la catena
dell’Alto Atlas che tenta invano di proteggere l’antica capitale
Imperiale costruita con l’impasto di argilla rossa e paglia.
Questo era una volta Marrakech. Ora ne rimane il fascino avvolto nelle
notti con i cieli ancora del colore della traslucenza
del lapislazzuli. Da noi conosciuto per diventare, una volta polverizzato
e inpastato con l’olio, il colore Oltremare.
Il colore dei cieli e dei manti delle Madonne delle pale del Cinquecento.
Oltremare, che viene dall’altra parte del mare
Nostrum, il Mediterraneo: l’ Afganistan, terra ai confini del mondo.
Gli Assiri la veneravano come pietra sacra Uknu che genero’ l’azzurro
del cielo e la luce degli Dei. La pace del cielo.
Marrakech resta una città simbolo, come Palmira, Petra, Benares.
Qui, prima o poi passano tutti. Tutti in cerca di
emozioni e di sogni da vivere in una notte d’estate.
Ecco perché èstata scelta Marrakech per aprire una nuova
galleria d’arte contemporanea e un luogo di ritrovamento
delle qualità delle invezioni di quelle cose, raccolte nel mondo,
che per bellezza e invenzione non muoiono mai.
Lo spazio è nel cuore del quartiere più antico dela città,
addossato alle mura che danno verso Sud in direzione del
deserto. Pullula di vita e di movimento. I vecchi hamman. Le segrete tombe
dei Merinidi. I souk. I caffè all’aperto.
“ Dopo tanti anni di Marrakech, lavorare qui per me è un
grande piacere e una grande gioia. Sono trentasette anni
che vengo in questa città magica. E non mi basta ancora, visto
che ci ritorno sempre e ci ho messo un po’ parte
delle mie fragili radici.
Grazie a Marcelle e Nicolas, che sono i promotori di questo nuovo centro,
ho l’occasione oggi, di applicare qui delle
nuove idee e dei nuovi materiali per dare forma ad uno spazio, spazio.
Spazio che contiene cose, ma salva e tiene
conto della priorità della sua missione fondamentale: quella di
contenere cose, ma anche quella di trasmettere l’energia
del sito e lasciare liberari gli argomenti spaziali dell’involucro,
senza forzature stilistiche e sottolineare, accompagnare,
tutto quello che andrà a tenere insieme, con una bella luce che
sgorga come per meraviglia dal soffitto, che accentua
con delicata precisione tutto quello che poi Marcelle e Nicolas sceglieranno
di mettere in bella mostra, e stupirci.
Mi affido ad una momomateria per rilevare e giostrare le luci e le ombre.
Per dilatare lo spazio e renderlo ogni volta un
po’ diverso e da rivivere in altre maniere.
La luce sarà ancora una volta per me la grande protagonista del
balletto dei chiari e degli scuri. Ombre luminose,
come quelle dei Fauves, fatte di colori puri, effervescenti.Ma qui a Marrakeck
userò altri toni, dei semicolori, più che
dei colori da tubetto. Intonazioni nuove, assimetriche nei contrasti.Decisi
a comparire e scomparire nelle tante nuances
di cui sono composti. E lasciare allo spazio tutta la scena ”
Sergio Calatroni
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